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Un tuffo nel passato
SUB N 200 - maggio 2002
Testo Eva Bacchetta - Foto Lorenzo Del veneziano
Su un fondale di fango, a 100 metri di profondità, a cercare i resti di un’imbarcazione medioevale finita nelle reti di un pescatore.Molti tentativi infruttuosi , per colpa delle correnti e dell’acqua torbida,e poi, finalmente, un primo indizio:una ciotola di ceramica risalente al quindicesimo o sedicesimo secolo.
La nostra passione è la ricerca, l’esplorazione, la scoperta di nuovi relitti e nuovi siti da conquistare; il vedere qualcosa che ha vissuto anche lontano dai nostri occhi e dai nostri tempi, la curiosità e la storia che ogni angolo di mare chiude in sé, come custode di segreti nascosti.
E’ con tale spirito che Lorenzo Del Veneziano, i suoi collaboratori ed amici, hanno ridato vita ad alcune navi affondate nel golfo di Genova. Come piccoli “lillipuziani” di fronte ad un grande “gulliver “ , hanno ripulito la polvere timidamente adagiatasi per secoli sui loro corpi ferrosi, per poterne leggere chiaramente la nascita, la vita e la fine.
Ed è con lo stesso spirito ed entusiasmo che, su segnalazione di un amico pescatore, la scorsa estate è iniziata una ricerca forse ambiziosa , ma sicuramente estremamente stuzzicante .Profondità ? 98-101 mt. ; luogo ? fuori Voltri ; cosa cerchiamo? Un segno, un ‘impronta, un urlo nel blu così intenso di navi antiche, forse medioevali. Il nostro amico pescatore, chiamato da tutti Noè, ha infatti salpato con le sue reti, ormai due anni fa , strani pesci a forme di anfore e vario cocciame datato presumibilmente ad epoca medioevale. Iniziano così i tuffi di Lorenzo accompagnato dal suo fedele staff, che lo sostiene in ogni fase dell’ immersione; dalla programmazione, alla preparazione delle miscele, dalla assistenza di fase, alla assistenza in superficie. Il primo tuffo con Aldo Ferruci , compagno di diverse avventure, purtroppo non da i risultati sperati. Nonostante l’ecoscandaglio in superficie rilevasse una strana anomalia del fondale altrimenti piatto, la forte corrente di quel giorno sposta il pedagno lanciato prontamente in mare, la discesa si risolve , anche a causa della scarsissima visibilità, in un tuffo nel fango. Il secondo tentativo, a distanza di alcune settimane, è con Stefano Ruia, instructor trainer NAUI ; un piccolo passo avanti; infossamenti e solchi alquanto anomali sul fondale. Le discese successive effettuate con Camillo Perinciolo, istruttore Cmas ed esperto Trimix Diver portano al ritrovamento di legni e ferraglia sparsa, chiari segni di un naufragio.
Oggi, in una fredda ed uggiosa giornata di febbraio si è deciso di tentare nuovamente. La voglia di conquista insita nel genere umano è troppo forte anche nei subacquei e nonostante la profondità elevata e la scarsa visibilità incontrata non vogliamo lasciare questo segreto nelle braccia del suo geloso sorvegliante..
La sveglia suona alle 7.00, la giornata che dobbiamo affrontare è molto impegnativa e sembra che le condizioni metereologiche non siano a noi favorevoli; l’anemometro che vedo sull’ antenna parabolica del tetto di fronte al mio appartamento gira vertiginosamente, con brusche accelerazioni da nord – est. Si decide di tentare, io e Davide Vecchi , faremo assistenza durante la risalita a partire dai 50 mt. anche perché certe profondità sono per noi proibitive. Lorenzo del Veneziano con Lorenzo Dattola, istruttore PADI, Trimix Dive Assistano TSA, Trimix Diver NAUI, passeranno 18 minuti a 100 mt.; in superficie a coordinare le fasi di assistenza ci sono Luca Pallavicini e Pierpaolo Bonora , ottimi subacquei ed esperti conoscitori dell’ arte marinaresca. Arriviamo, con non poche difficoltà sul luogo, segnalatoci con un grosso gavitello rosso dal fedele amico Noè. La corrente ed il vento rendono difficoltoso l’ ormeggio e la vestizione dell’ ingombrante attrezzatura dei due Trimix Diver.
Via, un passo del gigante magistralmente eseguito, un OK e i due spariscono alla nostra vista insieme alla cima bianca che tiene la grossa boa. Non ci resta che aspettare il ventitreesimo minuto, istante in cui io e Davide dobbiamo trovarci a 50 mt..
Fortunatamente vento e mare stanno calando e questo renderà sicuramente la lunga decompressione più agevole. E’ arrivato il momento di buttarci. Arriviamo con qualche minuto di anticipo alla quota stabilita, ma già vediamo i due “ esploratori” salire verso di noi .Lorenzo ha il braccio destro verso l’ alto e tiene qualcosa stretto in mano; non riesco a capire, non vedo bene ma finalmente giunto a poca distanza da me, riesco a mettere a fuoco ciò che tiene in mano e quasi per la sorpresa perdo l’erogatore dalla bocca, ed il sorriso sul mio viso fa filtrare acqua attraverso la maschera. Qualcosa , dopo tante sfide è stato strappato al feroce mare! E’ un coccio, apparentemente un piatto o comunque qualcosa che è all’umido da qualche tempo.Con tranquillità per la partita vinta concludiamo con molta precisione tutte le tappe che la tabella prevede ed usciamo dall’ acqua fieri di poter raccontare ancora un “piccolo” segreto.
Il prossimo passo è obbligato dalla legge, restiamo a disposizione della Soprintendenza di archeologia subacquea dopo aver fatto, naturalmente, la denuncia di rinvenimento.
Il primo contatto con l’ Unità Organica di Archeologia Subacquea, non è dei più felici, e per me piuttosto demotivante. Abbiamo dovuto lottare per farci ascoltare, ma soprattutto per essere presi sul serio, infatti per la Soprintendenza Archeologica, come per tutti g li altri Enti Statali che si occupano di subacquea, 100 MT. sono profondità a dir poco fantascientifiche: l’operatività ufficiale si aggira attorno ai 50 mt. e solo con aria compressa!!!!
La nostra insistenza è stata comunque premiata, infatti Unità Organica Archeologia Subacquea, capita la nostra serietà , veridicità e professionalità ha espresso l’intenzione di organizzare, insieme a Cap. di Porto, VG e MM e nostro appoggio e collaborazione una discesa esplorativa sul sito di Voltri; manifestando l’intenzione di una futura collaborazione con noi per la ricerca , l’esplorazione e la mappatura di altri siti archeologici oltre i 50 mt.
Il “ nostro coccio” viene catalogato personalmente dal dott. Martino, Direttore Archeologo della sez. subacquea, insieme agli altri pezzi recuperati dal pescatore 2 anni prima .Sembra trattarsi di una ciotola in due frammenti mancante di parte dell’orlo e del corpo in ceramica graffita monocroma , presumibilmente risalente ai sec. XV- XVI
Forse il mare non ci offrirà mai la totale visione di ciò che nasconde a profondità così elevate. La voglia e la curiosità di portare alla luce una parte di passato sono e saranno per la nostra attività moniti primi nel proseguimento dell’esplorazione. Parafrasando una frase del poeta libanese Gibran, “ l’alta marea cancellerà le mie orme , ed il vento soffierà via la spuma il mare e la spiaggia dureranno per sempre”. Così come il nostro spirito di ricerca.
Nell’attesa di potervi aggiornare sulle future spedizioni, Lorenzo Del Veneziano ci spiega nella sua parte tecnica l’ organizzazione dell’immersione:
Vista la profondità elevata e la necessità, comunque di avere un tempo di fondo utile per la ricerca, una narcosi equivalente relativamente bassa, abbiamo usato la miscela ternaria migliore per quella profondità e per quella occasione. La miscela era così composta 12% di O2, 38 % di N2, 50% di He, questa ha comportato una narcosi equivalente a 100 MT di 42.8 , e una Pp di O2 di circa 1.4. Per agevolare l’eliminazione del gas inerte ho voluto usare durante la risalita a partire dai 21 MT un Nitrox 50 per passare poi all’O2 dalla tappa dei 6 MT. Il tempo di fondo è stato di 18 min. con tappe a partire dai 39.MT , per un totale di 102 minuti di immersione.
La tabella decompressiva è stata calcolata con il software GAP congiunto allo studio di un esperto e famoso fisiologo iperbarico genovese, che ci ha permesso un tempo totale di immersione relativamente breve, considerando l’elevata profondità e il tempo di fondo.
L’impegno, la volontà, la costanza, l’allenamento e lo studio ci hanno permesso di arrivare a svolgere immersioni intorno ai 100 mt in sicurezza e tranquillità. Questo tipo di immersioni, a mio avviso, richiedono uno attitudine fisico-mentale particolare, che si acquisisce dopo diversi anni di preparazione e di conoscenza di tutte le problematiche che il nostro fisico e la nostra mente potrebbero incontrare in una situazione di continuo stimolo all’attenzione.
Le immersioni tecniche, mi hanno portato negli ultimi anni, a scoprire siti inesplorati e relitti sconosciuti.Se vuoi avvicinarti alla subacquea tecnica o vuoi svolgere immersioni TRIMIX mettiti in contatto con il nostro attrezzato centro.
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