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IL GIGANTE ADDORMENTATO

SCOPERTA NEL 1989 DA UN GRUPPO DI SUB LOCALI E INIZIALMENTE CHIAMATA PRINCIPALMENTE IL VAPORE, LA TIRPIZ II ERA UNA GRANDE NAVE MERCANTILE CHE BATTEVA BANDIERA TEDESCA E CHE AFFONDO’ IL 23 LUGLIO 1942 IN SEGUITO ALL’URTO CON UNA MINA. LA RILEVANTE PROFONDITA’ E LE NUMEROSE LENZE E RETI CHE NE AVVOLGONO LO SCAFO RENDONO L’IMMERSIONE IMPEGNATIVA E RISERVATA ESCLUSIVAMENTE A SUB MOLTO ESPERTI.

Fu sei anni fa , durante i mesi di preparazione per l'immersione sull ‘ Andrea Doria, che feci il mio primo tuffo sul Tirpitz.
Me lo avevano descritto come un grande relitto, un Vapore, enorme che era adagiato dormiente sul fondo, non si sapeva bene in quale posizione. In quella occasione feci solo una immersione sul relitto. La visibilità eccezionale mi aveva permesso di godere di una suggestiva visione d'insieme e quello che mi era rimasto impresso e che mi aveva dato più emozione era stata la vista dell'ancora con la catena che penzolava come una corda che tiene al cappio la vita stroncata di un condannato a morte.
Quella immagine mi aveva accompagnato nelle mie innumerevoli immersioni su relitti conosciuti e non, in giro per il mondo ed era quel sentimento di blocco del tempo e dello spazio che volevo riprovare, una suggestione pressoché unica nel suo genere.

Con queste parole Lorenzo Del Veneziano ricorda la sua prima volta sul Tirpitz; una prima volta che non ha mai dimenticato.

Il Tirpitz non è un relitto sconosciuto fu scoperto nel 1989, da un gruppo di sub di Sanremo che inizialmente lo denominarono come il “ Vapore “ . In seguito al rinvenimento della campana di bordo fu identificato come “ Tirpitz II “.
Durante l'estate dedichiamo ormai puntualmente tre giorni all'esplorazione di un relitto, non è importante che sia conosciuto o no, quel che conta è la realizzazione di una documentazione foto video resa possibile grazie al lavoro d'equipe ed al contributo di tutti i facenti parte la spedizione.
Questa volta tocca proprio al Tirpitz , quel relitto enorme adagiato al largo di Sanremo, di cui non si sa molto ma che ha voglia di parlare di sé.
I giorni fissati sono 12-13-14 giugno, il diving di appoggio è Eurosub di Ernesto Paniccia a Diano Marina (Imperia) che ci imbarcherà però al porticciolo di Arma di Taggia.
Arrivati al diving abbiamo scaricato un vero e proprio camion di attrezzatura subacquea, fra bomboloni di Ossigeno ed Elio, bibombola, decopressive e rebreather, invadendo il prato della villetta dei Signori Paniccia che hanno temuto per un attacco terroristico piuttosto che una serie di innocue immersioni su un relitto da parte di innocenti sommozzatori.

I componenti la spedizione sono otto in totale, a turno nelle tre immersioni due subacquei si occuperanno dell'assistenza.
A dare lustro alla nostra iniziativa è con noi, ormai inseparabile compagno di avventura di Lorenzo, il “ famoso speleosub “ Luigi Casati.

La preparazione per un'immersione profonda come quella che ci aspetta è meticolosa; le miscele vengono ripetutamente controllate e la pianificazione eseguita al dettaglio.
Caricata la pesante attrezzatura sul gommone arriviamo sul punto dove al di sotto giace la nave addormentata; il sole di giugno questo anno molto forte rende la vestizione un po' faticosa a causa del caldo eccessivo, ma il clima è ricco di allegria e grande concentrazione.
In acqua Lorenzo,con il suo inscindibile Buddy Insipation controlla il suo inseparabile occhio meccanico, un ok a Gigi, che si immerge con un rebreather Voyager a circuito chiuso e giù lungo la cima dell'ancora che sembra perdersi nel intenso blu delle profondità del mare.

Lorenzo ricorda molto bene la visibilità che caratterizzò sei anni fa la visita del Tirpitz perciò si aspetta di vedere la sua sagoma intorno 40 metri, purtroppo però la timida spoglia della carcassa della nave si fa intravedere solo alla quota di circa 65 metri ed il buio della profondità protegge ancora di più le varie strutture che sovrastano i subacquei che con deferenza cercano di intrappolare un piccolo suo segreto. Lorenzo decide di dirigersi verso prua dove lungo la coperta si incontrano argani e bitte di notevoli dimensioni. L ‘ attenzione deve essere massima, in quanto le strutture sono ricoperte di enormi reti e lenze , perse dai pescatori, che rendono la forma dello scafo ancora più impenetrabile. Durante la pinneggiata verso prua si intravedono le grosse stive dove all'interno regna solo disordine e distruzione; Lorenzo penetra all'interno e scatta qualche fotografia per poi uscire da una gigantesca spaccatura con molta probabilità provocata dall'esplosione di una mina.


Arriva alla prua dove l'ancora giace sempre li nell'identica posizione di sei anni fa, immobile ed eterna posa di gigante costruito dall'uomo calpestato dalla forza immane della natura. Le emozioni che suscitano oggi quella vista però non sono identiche, la luce, la visibilità, lo stato d'animo sono differenti. E' proprio questa la bellezza ed il fascino della visita di relitti sommersi; la capacità di colpire in ogni istante e sempre in maniera differente il subacqueo che guarda attonito lo spettacolo che gli si presenta davanti.
Il tempo programmato sta per finire e dopo 25' Lorenzo e Gigi, iniziano la risalita verso la superficie e la luce. Alla quota di circa 50 metri trovano il primo dei due assistenti, Lorenzo Stucchi che rende decisamente più tranquilla la risalita e le soste di decompressione.

Il secondo giorno si decide di programmare una permanenza sul fondo di 27 minuti, dopo il posizionamento delle bombole di emergenza e le istruzioni ai subacquei di appoggio si scende verso il relitto che si spera questa volta voglia apparire nella sua forma splendente; anche questa volta nulla, la visibilità è ridotta, ma è soprattutto la luce che non riesce a penetrare attraverso un intenso strato di sospensione. Questa volta ci si dedica alla parte centrale dello scafo; si procede con cautela in quanto il relitto è posto su un fianco e le infrastrutture in parte crollate possono essere degli ostacoli pericolosi.
Visibile il ponte di comando con la sala radio, dove però è evidente il passaggio precedente dell'uomo a causa della mancanza degli oblò. Ci avviciniamo all'enorme fumaiolo, la cui parte superiore è caduta sul fondo, dove giacciono anche un pacco di grandi bombole molto probabilmente di ossigeno.

Gigi non resiste al desiderio di penetrare all'interno e oltrepassata una porta sopra il ponte di comando si trova in una enorme stanza con quattro boccaporti; sembra di essere persi nel vuoto senza nessun riferimento spazio temporale in quanto l'identificazione di ciò che appare agli occhi dei subacquei appare alquanto difficile. Notiamo due carriole ben conservate che servivano per il trasporto del carbone verso la sala macchine; dove arriviamo dopo un lungo percorso all'interno del relitto, come pinocchio intrappolato nella pancia della balena. Qui sono visibili i resti di una grossa caldaia con a lato i resti del carbone ben distinguibile.
Tutto è distrutto e l'impatto, più i vari lavori di recupero sono stati devastanti per la nave, che ben poco ha conservato intatto nel suo interno.
Questo senso di mistero rende ancora più suggestiva la visita di questo relitto titanico nelle sue dimensioni che però racconta ancora una volta storie di vicende passate, che nella silenziosa oscurità grazie alle vicende di altri uomini vengono dai più conosciute.

L'ultimo giorno purtroppo la visibilità è ancora più scarsa; ci dedichiamo alla visita della parte poppiera. L'estrema poppa, con la battagliola ancora intatta sembra un feroce predatore inginocchiato davanti alla sua preda a cui ora non può fare più alcun male.
Gigi si spinge all'interno di uno stretto boccaporto e individua le due ruote del timone di emergenza, unico oggetto dell'apparato direzionale della nave ancora conservato e alcuni oblò al proprio posto; anche qui ,come a prua le stive sono vuote, a parte qualche avanzo di carbone.
La bellezza della visita di questo scafo affondato sono le sue notevoli dimensioni e il senso di potenza dimessa che ora riesce a dimostrare; una forza che nulla è servita contro delle mine che lo hanno fatto colare a picco in pochi interminabili minuti.

L'esplorazione di questo grande scafo da parte del nostro gruppo è stata ricca di emozioni e di momenti di forte affiatamento. Oltre la preparazione tecnica per scendere alla massima quota a cui giace il relitto, 85 metri, vi è stato anche un efficace lavoro di gruppo.

I sommozzatori scesi sul relitto sono stati : Gianluca Bozzo, Fabio Agostinelli, Luigi Casati, Roberto Liguori, Leandro Astolfi, Andrea Pizzato, Lorenzo Stucchi e Lorenzo Del Veneziano.

Le immersioni svolte a quote e tempi ben distanti dal ricreativo hanno permesso di testare con risultati soddisfacenti gli illuminatori della ditta Giò-Sub, le mute ed i Jaket della Divesystem e l'ormai immancabile custodia Fotoleone.
Purtroppo le condizioni di visibilità non hanno permesso di svolgere il lavoro di documentazione come sperato e lasciano attualmente uno spesso alone di mistero e magia sopra lo scafo sommerso.
Le immersioni in circuito chiuso sono durate al massimo 27 minuti di fondo con diluente trimix 8-70. le bombole di bail out erano per ogni subacqueo di 10 litri di miscela di fondo più una miscela di trimix iper ossigenato per il trasferimento.
I subacquei in circuito aperto erano equipaggiati con un bibombola da 12 +12 di trimix 12/50, un 12 litri di trasferimento trimix 16/40, una decompressiva di ean 50 e una di ossigeno puro. I tempi di fondo ovviamente sono stati ridotti rispetto ai rebreather fino ad un massimo di 20 minuti.
In ogni immersione erano presenti due subacquei di assistenza con bombole di emergenza; uno a 50 metri e l'altro fra i trenta e la superficie. Calato dall'imbarcazione di appoggio un narghilè di ossigeno puro ai 6 metri.
Nonostante la profondità dello scafo obblighi ad una esperienza e ad una conoscenza di immersioni profonde in trimix, il relitto merita di essere visitato dai sommozzatori che ne hanno le dovute capacità.
Grazie alle notevoli dimensioni è di facile individuazione e permette, vista la visibilità quasi sempre buona, una immersione piuttosto sicura nel rispetto della pianificazione e delle regole del buon senso.
Si tratta di un relitto affondato e come tale, ci racconta attraverso ogni suo singolo elemento una piccola parte di storia umana non direttamente vista da chi lo visita, ma sicuramente indelebilmente marchiata nella visione soggettiva che ogni subacqueo avrà di esso.

 

 

STORIA  

La Tirpiz II era una nave di 7948 ton, lunga 144 metri e larga quasi 18; fu costruita dai cantieri Flengurger Schiffsbau Ges di Amburgo per la Compagnia di navigazione Stinse Line e varata nel 1921. Venne acquistata dalla Amburg America Line nel 1926 per i collegamenti fra l'europa con Canada e Stati Uniti. Nel 1940, allo scoppio della II guerra mondiale, rimase bloccata in Meditteraneo, nel 1941 entrò nella Mittelmeer Reederei, una società militarizzata creata dai tedeschi per gestire le navi di bandiera tedesca concentratesi nelle acque italiane.
Il 23 luglio del 1942, stava navigando al largo di Sanremo, con un carico di materiale meccanico e pezzi di ricambio, entrò in un campo minato posizionato dagli italiani. Colpì una mina nel lato di dritta a proravia, cercò di dirigersi verso terra per arenarsi sui bassi fondali sabbiosi ed impedire l'affondamento ma la grossa falla sul fianco la fece affondare in pochissimo tempo.

 

 

HAMBURG-AMERICAN LINE

Fondata nel 1847 fu la prima e una delle più prestigiose linee transatlantica tedesca di navi a vapore; grazie al genio di Albert Ballin che ne divenne direttore nel 1886. Già nel 1889 ebbe i primi successi con l'inserimento nella flotta di navi a vapore veloci dotate di doppia elica. Due anni dopo si inseri' in una nicchia di mercato sconosciuta per l'epoca; quella delle traversate di piacere. Si apriva cosi' l'epoca della crociere inaugurate dalla Augusta Vittoria in Mediteraneo.
L'apertura della nuova rotta per il Sud America attraverso il Canale di Panama, permise alla Hamburg American Line di essere presente anche in quella parte del mondo con due navi: la Tirpitz e la William O' Swald.
Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale è la più grande compagnia di navigazione del mondo; con 175 navi lussuose che solcano le acque di tutti gli oceani.
Purtroppo lo scoppio del conflitto del 1915 e successivamente il secondo conflitto mondiale determinerà la perdita dell'intera flotta.
Dopo la guerra il suo interesse si limiterà in Europa alle navi commerciali fino all'introduzione delle prime portacontainer.

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