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NELL’ABISSO CON CASATI
Migliorata di ben novantacinque metri la penetrazione nella Grava di San Giovanni, a Laurino.
Il nuovo tratto comincia a 138 mt e sale fino a 120.
L’impresa ostacolata dall’acqua piuttosto torbida e dalle difficili condizioni ambientali: per arrivare alla galleria sommersa bisogna scendere un pozzo aereo con attrezzatura di tipo alpinistico.
E' estate, il lavoro del diving ha decisamente preso il sopravvento sul riposo delle giornate invernali ed i nostri impegni in mare ad accompagnare esperti e non alla visita del mondo sommerso ci riempie tutte le ore della giornata.
Già da tempo però avevamo un'importante appuntamento stampato a grossi caratteri sull'agenda nei giorni 8-9-10-11 agosto: Laurino con Gigi!
Non so nemmeno dove si trovi questo luogo e cosi' incuriosita mi metto a cercare su internet: Laurino si trova in provincia di Salerno nel bel mezzo del Parco Naturale del Cilento, un luogo ancora poco conosciuto al grande pubblico, un'area geografica dell'Italia Meridionale ancora tutta da scoprire dove la natura ed il verde rigoglioso dei mesi estivi donano colore e profumi non facili da dimenticare.
Laurino affonda le sue radici nell'epoca precristiana. Fondato dai Sanniti Pentri, dopo la dominazione romana subì l'influenza di vari popoli barbari. Fece parte del Ducato longobardo di Benevento e poi del Principato di Salerno. Fu inserito nel sistema feudale dai Normanni. Nel 1246 il centro fortificato - fu distrutto da Federico II in quanto aveva parteggiato insieme alla famiglia Sanseverino per la fazione guelfa.
Laurino passò ai Carafa e successivamente agli Spinelli, che lo detennero fino all'abolizione della feudalità. Il toponimo Laurino deriva forse dalla presenza dell'alloro (dal latino laurinus) ma è possibile anche un riferimento alla presenza di monasteri basiliani (laure). Lo stemma del comune rappresenta un albero di alloro sulla cima di una collina fiancheggiata da due leoni rampanti.
Impostato il paese sul navigatore, ci da sette ore all'arrivo!!! Un vero viaggio per raggiungere il team di Gigi Casati e documentare attraverso le fotografie una nuova esplorazione di uno dei più famosi speleologi d'Europa.

Carichiamo la piccola Nissan Micra che per certe occasioni si trasforma in una sorta di borsa di Mary Poppins con le ruote, vista la quantità indescrivibile di attrezzatura che riusciamo a chiudere al suo interno. Solo Lorenzo andrà in acqua, per me l'idea di infilarmi in un buco, di sicuro di difficile raggiungimento, buio e pieno di massi a cui non so dare nessuna collocazione spazio temporale, mi crea ancora un po' di trepidazione.
Siamo pronti a partire, per fortuna ristorati dal condizionamento della nostra autovettura, arriviamo all'uscita di Battipaglia ancora alla luce del sole. Una tortuosa strada ci porta dopo mille peripezie a raggiungere l'agriturismo dove alloggeremo, che si trova a Piaggine a pochi chilometri da Laurino, quando l'ora di cena è ampiamente superata.

Gigi ci spiega che si è recato in giornata alla sorgente e che il passaggio è parzialmente ostruito da una pianta secolare precipitata dal monte e che quindi il compito di Paolo ed Emilio, due speleologi terrestri, sarà quello di agevolare il nostro ingresso all'acqua attraverso la rimozione dell'enorme tronco!
La sveglia la mattina dopo suona di buon ora; i preparativi delle attrezzature sono da parte di tutti molto lunghi e meticolosi, il buon senso ed il giudizio prendono il posto dell'entusiasmo per una nuova esplorazione.

La visione che abbiamo al nostro risveglio è decisamente rilassante; verde a perdita d'occhio e un profumo nell'aria decisamente inebriante. Devo ammettere che partecipare, anche se solo come umile spettatrice, alle spedizioni di Gigi Casati, ci donano la cognizione di un piccolo organismo facente parte di un Tutto dove la natura è parte integrante del tuo essere, dove ritorni un po' indietro nel tempo quando tutto questo si creò e a cui noi tutti non abbiamo potuto assistere, almeno allora, ma a cui ora siamo chiamati nella testimonianza di quella creazione. E' un po' questo il merito di esploratori come Gigi Casati: il riportarci a quelle origini sconosciute attraverso lo studio di terreni ora allagati ove è scritta parte della nostra nascita. La quantità di bombole da posizionare sono molte e graveranno sul lavoro dei numerosi assistenti. Intorno alle 12 arriviamo alla sorgente; o meglio al “ dirupo “ che porta allo specchio d'acqua dove si apre il pozzo allagato. Lasciamo le macchine in una piazzola piana dove si affaccia una discesa alquanto angusta; aiuto Lorenzo a trasportare le sue bombole di back up e lentamente mi avventuro lungo la strada, mentre dietro di me Lorenzo ha in spalla il suo Buddy Inspiration. Dopo circa cinquecento metri di cammino vedo un piccolo fiume e sollevata intuisco che ci siamo quasi, ma stranamente non vedo nulla dell'attrezzatura già portata precedentemente! Gigi ridendo mi indica con la mano un punto verso l'altro e naturalmente oltre il fiume! Davanti a me c'è una distesa immensa di piante e rovi intricati fra loro in una sorta di tela mortale per gli insetti di un ragno paziente…e penso che non ci arriverò mai! Con un facile balzo, sulla schiena di Lorenzo, guado il fiume e con pazienza mi accingo a scalare la montagna! Arrivo al letto asciutto di un torrente, ma di acqua e soprattutto di grotta nessuna traccia, ma proseguendo il cammino ecco il secolare albero sotto al quale c'è un vero e proprio pozzo di cui non si vede la fine. Tirando un sasso sento distante l'eco dello splash e capisco che la grotta è la sotto. Alzo gli occhi davanti a me e una parete di roccia perfettamente levigata sovrasta il mio sguardo, sembra quasi toccare il cielo, e pare da un momento all'altro possa cadere per nascondere per sempre l'ingresso segreto al suo ventre, come una madre felina protegge i suoi figli appena nati.
Il primo ad andare in acqua è Jean Jacques che si occuperà di sistemare il filo. Introno alle 16 è il momento di Lorenzo.
Per arrivare all'acqua viene imbracato tipo un grosso sacco di iuta attraverso moschettoni e corde adatte ad un esperto scalatore; una volta raggiunta l'acqua tutto diventa per Lorenzo molto più semplice, armato di macchina fotografica con i potenti fari scende sotto la superficie seguendo scrupolosamente le pinne di Gigi. La visibilità nel primo pezzo, si tratta di un pozzo perfettamente verticale, è stata un po' intorpidita dal passaggio di Jean Jacques , raggiunta la profondità massima programmata per quel giorno circa 80 metri, Lorenzo scatta alcune foto anche se la visibilità non è molto migliorata. Alla fine del pozzo verticale caratterizzato da una colorazione bianca, liscia e lucida, si arriva ad una distesa di ciottoli come il letto di un antico fiume; li la grotta inizia a penetrare negli inferi ma i due decidono per il momento di fermarsi e dedicare a quel tratto gli scatti fotografici. Le pareti del pozzo non sono completamente levigate, qualche in crepatura della roccia la fa a somigliare al viso consumato di un'anziana signora, dove si possono leggere i segni del tempo.

Lorenzo che non è uno speleosub si affida all'occhio esperto di Gigi Casati che gli fa notare ogni spigolo apparentemente senza significato da fotografare.
Il giorno successivo Gigi e Lorenzo scendono per primi in acqua per catturare altre immagini, e per permettere il posizionamento di bombole di emergenza per l'esplorazione che Gigi dovrà compiere nei giorni seguenti.
 La visibilità non è eccezionale; l'immobilità dell'acqua fa si che l'argilla si depositi e crei una fastidiosa sospensione che rende difficile non solo fotografare, ma anche il proseguo dell'esplorazione.
Alla fine del primo pozzo verticale, lungo la prima galleria alla profondità di circa 80 metri Lorenzo nota un buco del diametro di almeno 3 metri che sembra modellato con la argilla ed eseguito con un compasso. Gigi non rinuncia alla tentazione di controllare se abbia un lungo proseguimento, ma dopo il suo ingresso è costretto a fermarsi.
 
Ci spiegano che probabilmente quel punto era l'accoglimento dell'acqua nella cascata. Lo straordinario è verificare, osservando la disposizione delle erosioni (schellops) sulle pareti, la conferma alle ipotesi di un'inversione di corrente: probabilmente, in un epoca remota l'acqua entrava nella grotta che quindi fungeva da inghittitoio mentre ai nostri giorni l'acqua esce e la grotta è diventata una sorgente. Questi fenomeni non sono rari da osservare ma con la fantasia, occorre saper immaginare scenari decisamente diversi. Che cosa ha provocato questo cambio di direzione dell'acqua? Quello che questa sorgente ci racconta è bisbigliato e flebile; la visibilità non aiuta e il risultato finale dell'esplorazione di Gigi e dello suo staff è: 95m di nuove scoperte per cui in totale la grotta misura 343m (la parte allagata), la profondità alla fine dell'esplorazione è di 120m, mentre la profondità massima rimane di 138m.

Gigi alla profondità di 138 metri e 248 metri di progressione inizia a addentrarsi in ambienti mai visti dall'uomo, percorre circa 15 metri ed incontra una secca curva a sinistra, la galleria accenna a risalire e poi prosegue in orizzontale; Gigi decide di fermarsi dopo 30 minuti dall'inizio dell'immersione ed aver esplorato altri 65 metri di galleria.
Dopo circa 400 minuti di immersione Gigi riemerge, mettendo al corrente tutto lo staff, che durante la deco lo aveva assistito del risultato dell'esplorazione.
Vi è ancora qualcosa da esplorare e da scoprire; la galleria infatti continua nel buio assoluto che per ora rimane nel mistero e nell'oblio.

Partecipanti:
Emilio Casari
Eva Bacchetta
Jean Jacques Bolanz
Josè Lamblelet
Lorenzo Del Veneziano
Luigi Casati
Mario Mantio
Massimo Ziino
Paolo Cesana Sponsor:
Aquatek
Giòsub
Lm. Nt
Parisi
Utengas
TESTO Eva Bacchetta
FOTO Lorenzo Del Veneziano
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