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Viaggio al centro della terra
UN TEAM DI ESPERTI ITALO SVIZZERI HA RISALITO LA SORGENTE DEL MONTE GENEROSO , IN SVIZZERA, CON LO SCOPO DI VERIFICARE IL TRAGITTO COMPIUTO DALLE ACQUE E DI VERIFICARE LA PARTE AEREA DELLA GROTTA. I SUB SONO SCESI A UNA PROFONDITA’ DI 89 METRI E HANNO DOVUTO SUPERARE PASSAGGI PIUTTOSTO ANGUSTI AFFRONTANDO MOLTE DIFFCOLTA’.
“…Si precipitò sul foglio di carta e con occhi scintillanti e voce commossa lesse interamente il documento, risalendo dalle ultime lettere alle prime.
Ecco che cosa c’era scritto.
Discendi nel cratere di Yocul dello Sneffelsche l’ombra dello Scartaris viene a lambire prima delle calende di Luglio,viaggiatore ardito, e perverrai al centro della terra. E questo ho fatto io. Arne Saknussem.
Il nostro stato d’animo per la preparazione dell’esplorazione alla sorgente della Bossi in svizzera è sicuramente paragonabile alle emozioni provate dal professore Otto Lidenbrock e dal nipote Axel quando decifrarono il manoscritto in cui era descritto come raggiungere il Centro della terra attraverso il cratere di Sneffels in Islanda .Viaggio descritto in uno dei più bei romanzi di Jules Verne: Viaggio al centro della terra.
La loro discesa nel cratere si affianca mentalmente alla nostra discesa attraverso lo stretto imbuto rovesciato dopo il quale la terra apre il suo ventre per accoglierci alla risorgenza della Bossi.
Il cratere dello Sneffels era a forma di cono rovesciato la cui bocca poteva avere mezza lega di diametro. Ritenevo che la sua profondità si aggirasse intorno ai duemila piedi. Si giudichi lo stato di un simile cratere quando si riempiva di tuoni e di fiamme. Il fondo dell'imbuto non doveva misurare più di cinquecento piedi di circonferenza, così che vi si poteva giungere facilmente lungo un pendio dolcissimo. Senza volerlo, paragonavo quel cratere a un enorme trombone, e il paragone mi spaventava.
"Scendere in un trombone", pensavo, "che forse è carico e può sparare al minimo urto, è cosa da pazzi".
Ma non potevo tornare indietro…
Cosi’ parla Axel, nipote del professor Lidenbrock e allo stesso modo per noi: Non potevamo tirarci indietro..
La discesa nelle grotte, per di più allagate, non è mai stata la nostra aspirazione, ma l’esplorazione, la curiosità di visitare qualcosa di ignorato fino ad allora ha pervaso il nostro spirito ed ancora una volta ha vinto la voglia di avventura.
Tutto incomincia nel novembre dello scorso anno quando Gigi Casati, principe incontrastato nell’esplorazione di grotte allagate, diventa istruttore Naui e ci trasmette con il suo piacevole modo di fare un’ aspetto dell’ignoto a noi sconosciuto ed austero: l’esplorazione di grotte. Le motivazioni di Gigi Casati non sono le nostre, lui ha dalla sua parte la grande esperienza e la conoscenza del sistema biologico ,geologico e idrologico, per noi ancora lontane, insieme alla voglia di conoscenza, del mettersi alla prova e al fascino dell’ignoto che fanno da trait d’union a quello che ci spinge nell’esplorazione e nel riportare alla luce storie di relitti anticamente vissute.
 
La differenza sostanziale nelle nostre avventure è che la speleologia subacquea condotta da un vero esploratore porta alla conquista di un qualcosa di solamente suo e alla conoscenza di un nuovo ed ignoto sistema ipogeo, mentre la scoperta di un relitto sommerso è solo un riportare alla luce qualcosa di già noto in passato rimasto per molto tempo nell’oblio. A detta di Gigi Casati la perlustrazione di una grotta diventa una sorta di droga che insieme alla scoperta dell’ignoto attraggono lo speleosub nei più angusti anfratti della terra, le sue osservazioni portano a migliorare la conoscenza scientifica su una determinata zona carsica e quindi alla voglia di portarsi sempre oltre.
Arriviamo al maggio del 2005 quando l’Istituto Scienze della Terra incarica Gigi Casati dell’esplorazione di una delle sorgenti più importanti del Monte Generoso ad Arogno : la Bossi. Le grotte e le sorgenti presenti nel massiccio del monte Generoso sono molte e da tempo esplorate dagli speleologi che ne hanno fornito dei precisi disegni e planimetrie , mentre quelle importanti come la Bossi sono solo tre : quella di Cà del Ferée e la Rovagina , che alimentano gli acquedotti di Arogno, Chiasso e Morbio Superiore; queste sono le più importanti in termini di portata di centinaia di metri cubi di acqua al secondo; ne esistono tante altre non utilizzate perché asciutte per lunghi periodi dell’anno. Le origini di queste sorgenti è carsico; si tratta di un processo chimico di dissoluzione che interessa rocce ricche di calcare e magnesio che si disciolgono facilmente in acqua. Nelle zone carsiche la poggia si infiltra nel sottosuolo lungo fratture delle rocce e , grazie alla solubilità di queste ultime, attraverso una azione lenta ma continua , trasforma le fessure in gallerie via via sempre più grandi , fino a farle diventare grotte di dimensioni spettacolari. Nel sottosuolo si sviluppa una fitta rete di cunicoli e grotte dove scorrono veri e propri corsi d’acqua sotterranei, che a volte possono formare anche dei laghi. Una particolarità delle zone carsiche è la scarsità di corsi d’acqua in superficie, mentre hanno forme del terreno tipiche e caratteristiche come ad esempio le doline , depressioni di forma circolare, di diversi metri di ampiezza che si formano perché l’acqua ha portato in soluzione la roccia.
L’Istituto Scienze della Terra si aspetta dall’esplorazione di Casati due importanti risultati :da una parte una raccolta di informazioni direttamente dall’interno del sistema ,attraverso una ricca documentazione foto e video sulle strutture delle rocce presenti; inoltre quando Casati sarà nella parte più interna della grotta immetterà nell’acqua un reagente chimico, completamente atossico,e degli strumenti riveleranno se e dopo quanto tempo tale reagente sarà presente nelle altre vicine sorgenti. Questo permetterà di capire meglio il percorso dell’acqua nel sottosuolo e quanto tempo ci impiega a compire il proprio tragitto. Inoltre tale esplorazione permetterà di soffermare la nostra attenzione su un aspetto meno scientifico della questione, ma non meno importante: l’acqua, un bene prezioso, di cui la zona del Ticino è molto ricca ma non per questo esente da rischi .
Insieme a Gigi Casati, ci sono due speleo subacquei svizzeri, che si occuperanno di posizionare lungo il percorso le bombole di emergenza, il famoso spelosub di fama mondiale Jean Jacques Bolanz che affiancherà Gigi nella parte più difficile dell’esplorazione, l’uscita nella parte aerea all’interno della montagna, Roberto Delaide, che si occuperà di testimoniare con la ripresa video tale impresa e ultimo ad unirsi al gruppo Lorenzo del Veneziano il cui compito è di scattare un gran numero di foto per documentare la struttura della grotta.
La ricognizione si svolgerà in quattro giorni; l’appuntamento per Lorenzo è lunedì 2 maggio a Lecco, per unirsi al gruppo e procedere insieme verso Arogno nel Ticino all’ingresso della sorgente Bossi. Dopo diverse peripezie, fra le quali la dimenticanza del passaporto per poter entrare in Svizzera ed essersi perso diverse volte nella città di Lecco, Lorenzo riesce a congiungersi al drappello ed arrivare finalmente ad Arogno dove ai piedi di una montagna verdissima vi è uno piccolo specchio d’acqua sotto il quale si aprono una serie di cunicoli e gallerie impensabili ad un osservatore poco esperto.
La prima immersione è Lunedì, in acqua ci sono tutti: Stefano e Flavio, che si immergeranno con bombole a circuito aperto e che si occuperanno di posizionare alcune bombole di emergenza, Roberto Delaide, con un Voyager ccr, che si spingerà fino all’ultima strettoia a 89 metri di profondità per riprendere l’ambiente della grotta, Gigi Casati, anche lui con il Voyager ccr, che porterà oltre la strettoia una bombola di emergenza necessaria per quando i tre, Roberto, Gigi e Jaean Jacques la oltrepasseranno per risalire in superficie all’interno della montagna e Lorenzo, con il suo ormai inseparabile Buddy Inspiration CCR, il cui compito è di scattare foto, che si spingerà fino a 80 metri.
La prima immersione per Lorenzo è anche di osservazione, perchè non essendo mai stato alla sorgente della Bossi, tenterà di capirne il più possibile e cercherà di cogliere pienamente ogni palpito di emozione che questo nuovo paesaggio potrà offrirgli.
Non appena messa la testa sotto la superficie dell’acqua, si abbandona l’ ambiente rigoglioso e pulsante di natura vitale e dinamica per passare ad un immobile equilibrio trasmesso dai disegni intimi della Terra, dove tutto è statico, inestinguibile, ma nello stesso tempo fragile. L’acqua sembra non esserci, tutto è chiaramente discernibile almeno fin dove la luce ancora può giungere; il liquido nei secoli ha corroso la roccia per donargli forme a volte simili alle immagini delle creature orribili delle nostre più lontane paure; solo, in questo stretto cunicolo ogni pensiero occupa la mente di Lorenzo che cerca di concentrarsi nella documentazione fotografica. All’inizio il passaggio è piuttosto stretto, per passare è necessario strisciare rasente le pareti fino ad arrivare alla profondità di 12 metri, ultima strettoia della parte iniziale poi la galleria si allarga notevolmente e qui le tenebre regnano sovrane vinte momentaneamente dalle luci artificiali dei subacquei in esplorazione. Intorno a – 60 mt un altro restringimento della grotta rende difficoltoso proseguire, ma con qualche contorsione anche questa strettoia viene superata e Lorenzo prosegue nella sua esplorazione. Il fondale è caratterizzato da grosse pietre, che a volte lasciano il posto a piccoli ciottoli soprattutto in profondità, mentre l’ambiente e le pareti della grotta evidenziano il lungo tempo passato e la storia non scritta della nostra Madre Terra , come i solchi della pelle segnano l’età ed insieme la sapienza di un vecchio saggio. Alla profondità di circa 80 metri Gigi, e Roberto incontrano Lorenzo e risalgono insieme verso la superficie.
Il secondo giorno, martedì 3 maggio, è in programma il passaggio dell’ultima strettoia a 89 metri, dopo la quale la galleria si allarga e risale in superficie all’interno della montagna, impresa già effettuata da Gigi Casati tredici anni prima; l’evoluzione di questa volta è che si tenterà oltre che l’esplorazione di un secondo sifone anche l’arrampicata per poter scoprire qualcosa di nuovo.
L’arrivo alla profondità è abbastanza rapido, Lorenzo si ferma all’inizio della strozzatura della roccia, per scattare le fotografie del passaggio di Gigi, Roberto e Jean Jacques.
Riemergere all’interno della montagna e trovarsi nel cuore vibrante di essa penso che sia un esperienza che un vero esploratore vuole provare; l’essere in un luogo che mai è stato visto da uomini contemporanei, trasmette nel cuore di tutti una forte emozione, vinta solo dalla voglia di esplorare ancora. Gigi decide di rimandare l’immersione del secondo sifone a giovedì, e si accinge alla visita del pozzo sopra il laghetto. Lo spazio vitale è veramente molto limitato, c’è posto a malapena per le attrezzature e per poter stare all’asciutto; la scalata si interrompe in quanto vi è la necessità a quel punto di attrezzature adatte all’arrampicata, che ci si riserva di portare la volta successiva. All’ora prestabilita i tre viaggiatori ripartono per tornare al loro ambiente, rispettando i vari appuntamenti con il team di assistenza e riservando alla volta successiva la scoperta di qualcosa di sconosciuto.

Arriviamo al terzo giorno di immersione, l’ultimo per Lorenzo alla sorgente della Bossi; ad accogliere gli uomini del buio ci sono diversi rappresentanti delle tv locali, giornalisti e fotografi interessati all’ardua impresa. Dopo aver parlato con tutti ad entrare in acqua oggi sono Lorenzo che si immergerà con Gigi fino oltre l’ultima strettoia e Roberto che riprenderà l’ambiente. A circa – 83 mt Lorenzo alza la sua macchina fotografica verso l’alto portando Gigi alla scoperta di una nuova frattura che risale verticalmente; un’altra strada, un altro mistero, un altro capitolo di quella lunga storia incisa sulla pelle della Terra. Il programma però non prevede deviazioni perciò scendono lentamente verso la strettoia, la superano ed ecco che il sifone comincia ad andare verso l’alto, ma non verso la luce, l’ignoto ed il buio custodiscono gelosamente ogni piccolo segreto; Lorenzo osserva come l’acqua ha modellato e disegnato la roccia a suo piacere, mentre il tempo passa e Gigi lo richiama per il ritorno.
Giovedì l’ultimo giorno di esplorazione è dedicato al raggiungimento della parte aerea all’interno della montagna da parte di Gigi, Jean Jacques e Roberto per portare a termine il lavoro svolto due giorni prima: l’immersione nel secondo sifone e la scalata. Con le necessarie attrezzature i tre arrivano nell’angusto spazio aereo e Gigi si prepara per la nuova immersione , questa volta in circuito aperto, entra in acqua e stende il filo fino ad arrivare ad una strettoia che viene facilmente superata, ma pochi metri dopo una frana impedisce il proseguo dell’esplorazione.
Qui la Terra ora nemica e patrona dei suoi segreti, come una madre verso i suoi cuccioli, non si fa vedere dai suoi figli e custodisce nel suo profondo tutto quello che nei secoli ha vissuto e che forse in un tempo futuro deciderà di rivelare.
Forse la parte asciutta darà maggiori soddisfazioni. Dopo il pranzo Gigi e Jean Jacques si preparano per la scalata, mentre Roberto testimonia tutto con foto e video. La salita di circa una quarantina di metri termina con il rinvenimento di una saletta di qualche metro di larghezza,dove dappertutto dal soffitto scendono della bianche concrezioni chiamate spaghetti per la loro forma; i due si dirigono verso una galleria, le cui dimensioni non superano i 3X5m: dopo un centinaio di metri si soffermano di fronte ad un bivio, scegliendo di andare a sinistra ma, dopo una ventina di metri, sono costretti a superare una strettoia, che li obbliga a strisciare contorcendoci per superarla. Proseguono nella la galleria più larga evitando di entrare nelle gallerie più strette, anche se, sono costretti comunque a strisciare fortunatamente su del fango asciutto. Le concrezioni si sprecano sia in quantità che in bellezza: spaghetti alti 1,8m con un diametro di 4-5mm, eccentriche ed addirittura una colata di calcite bianca. Ad un certo punto non avendo con loro gli attrezzi adatti sono costretti a fermarsi di fronte ad una verticale e tornare indietro: circa 300 metri di galleria sono stati percorsi su di un dislivello di circa 100 . La soddisfazione è grande, ma soprattutto l’emozione di avere osservato un luogo che probabilmente mai ha potuto accogliere un essere umano ed avere arricchito cosi’ una piccola parte del sapere dell’uomo , che sempre di fronte alla natura rimane pur sempre incompleto. Qui la Terra ha rivelato qualcosa di sé, ha parlato della sua lunga storia vissuta condividendo con noi la sua intimità.

Riemergono alle nove di sera, stanchi ma soddisfatti per il risultato ottenuto .
In una seconda fase Gigi e Jean Jacques decidono di organizzare l’esplorazione oltre il punto dove si dovettero arrestare a causa della roccia verticale. Il desiderio di conoscenza è troppo forte nel loro animo di esploratori della Terra e solo la soddisfazione di vedere oltre appagherà momentaneamente il loro desiderio. Avanzano lentamente nella galleria di forma circolare con un diametro di 5-6m,dopo circa una quindicina di metri raggiungono un pozzetto in discesa, fortunatamente ricco di appigli,che gli permette di scendere su un piano dove c’è una bellissima vasca di 5m di lunghezza per 3 di larghezza con il segno dei livelli dell’acqua e delle piccole strane concrezioni sui bordi. Quel mondo cosi’ strano, immobile nel tempo fa sembrare tutto come una pellicola di un film di fantascienza dove Gigi e Jean sono finiti per sbaglio, ogni forma è nuova ai loro occhi che cercano di carpire ogni piccolo segno di lettura della vita della roccia. Alla fine della vasca si ritrovano su di una galleria che scende inclinata, la percorrono per una decina di metri, ma non vedendo la fine del pozzo decidono di fissare una corda per la discesa.
Le concrezioni si sprecano, i depositi di argilla ormai induriti dal tempo formano strane forme a volte inquietanti. Dopo un centinaio di metri arrivano ai piedi di una colata di calcite, che Gigi riesce a superare con qualche difficoltà a causa del fango che rende tutto molto scivoloso e arriva su di una piazzola piana lunga 10 m e larga 4m. Il pozzo continua a salire su concrezione, l’argilla purtroppo non manca, sulla base un limpido laghetto. Uno studio rapido per trovare il miglior punto per risalire per arrivare alla fine del pozzo a circa 8 metri di altezza. Gigi decide di proseguire, striscia nella argilla bagnata; Qui l’ambiente è molto diverso, l’argilla ricopre le pareti, l’ambiente è tetro, dopo 20m una nuova sorpresa un sifone, i bordi sono argilla pura e quando mettono i piedi per vedere cosa succede la nuvola di fango intorpidisce rapidamente l’acqua. Siamo di fronte ad un sifone pensile a circa 150m di altezza rispetto al lago dove hanno lasciato le attrezzature. Qui la perlustrazione si interrompe, lasciando però aperta una nuova avventura: l’immersione nel sifone allagato. La ricerca di una fine è ciò che spinge l’ardito esploratore nella sua ricerca; una fine che probabilmente non ci sarà mai,vista la molteplicità dei cunicoli e sifoni che come braccia invitanti ci fanno segno di avanzare. E’ proprio questa attrazione, come un magnete verso la calamita, che da impeto al nostro desiderio di scoprire e rendere partecipi gli altri di ciò che abbiamo trovato.
Partecipanti:
Flavio Luzzi ( Svizzera )
Jean Jacques Bolanz ( Svizzera )
Lorenzo Del Veneziano ( Italia )
Luigi Casati ( Italia )
Massimiliano Valsecchi ( Italia )
Matthias Blaettler ( Svizzera )
Roberto Delaide ( Italia )
Stefano Beatrizotti ( Svizzera )
Sponsor:
Aquatek
Giosub
Lm nt
Parisi Sub
Utengas
Un particolare ringraziamento:
Azienda industriale di Lugano
Comune di Agogno
Istituto Scienze della Terra
Il giornale del Popolo
TESTO Eva Bacchetta
FOTO Lorenzo Del Veneziano – Luigi Casati
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