• Il sommergibile tedesco U-455, di cui gli abitanti delle zone del levante vociferavano da diversi anni, fino a farlo diventare una leggenda, fu riportato alla luce nell’agosto del 2005 dal sommozzatore genovese Lorenzo Del Veneziano, nonché istruttore tek del Centro Sub Tigullio; grazie ad una segnalazione dell’amico Andrea Tutino.

    La sua identificazione non fu immediata, tanto che questa storia smosse alcuni nomi illustri della nostra storiografia che si prodigarono attraverso lo studio delle numerose foto e filmati fatti da Lorenzo per poter affermare che quello era proprio lo scafo scomparso il 2 aprile del 1944.

    Il relitto dell'U-455 si trova su un fondale fangoso di circa 120m inclinato di circa 45°, quasi come se fosse in procinto di effettuare un'emersione rapida, così che l'estremità della prua si trova a 95m.

    Probabilmente il suo inusuale assetto è dovuto alla presenza, nella zona prodiera, di compartimenti non allagati; in prossimità del relitto sono disseminati i rottami della poppa disintegrata dall'esplosione e sul fondo sono individuabili un’elica e i resti distrutti forse di un siluro.

    La torretta è la parte più interessante del relitto, con i 3 supporti delle mitragliatrici da 20 e 37 mm, l'antenna radio, il periscopio con le lenti del sistema di puntamento. Sul pavimento della falsa torre, a 107m, il portello è aperto ed è visibile all'interno il secondo portello chiuso.

    Sulle murate di dritta e di sinistra si riconoscono gli sfiati delle casse di zavorra che risalgono verso il ponte; sulla coperta il rivestimento in teak è sparito ma sono ben visibili la boa di segnalazione e l'argano che serviva a muovere l'ancora, ancora incassata a prua nella murata di dritta.

    La prora è molto suggestiva con la sua forma slanciata verso la superficie; sotto sono visibili i due timoni di profondità ancora indirizzati in posizione di navigazione.
    Sullo scafo di vedono i portelli dei tubi lanciasiluri che sono chiusi a testimonianza che l'attacco, o l'incidente, è avvenuto così repentinamente da non dare tempo all'equipaggio di prepararsi alla difesa.

    Tutta la struttura è colonizzata da una ricchissima vita fatta di ostriche, anemoni e microrganismi che ricoprono ogni parte dello scafo, avvolto da colorate nuvole di anthias; dalle aperture fanno capolino le antenne delle aragoste ed è possibile incontrare grossi gronchi che hanno fatto del relitto la loro casa.

    L'immersione è da considerasi estremamente impegnativa sia per la profondità che per la presenza di correnti che possono essere anche di forte intensità e che possono ridurre la visibilità specialmente sul fondo.