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GOLA PROFONDA

Un laghetto circondato da campi e boschetti di querce che ha, al posto del fondo, una impressionate voragine che precipita , dritta, verso il centro della terra, e’ stato teatro di una delle ultime imprese del famoso speleosub Luigi Casati, il quale ha portato il filo d’arianna a ben 155 metri di profondita’ con una penetrazione di 320 metri.

Come di consueto l'estate è fonte per noi di grande soddisfazione; da una parte la numerosa affluenza di subacquei desiderosi di visitare le meraviglie del mondo sommerso della riviera Ligure, da l'altra le esplorazioni e la ricerca di relitti sconosciuti.

Questo anno protagonista d'eccezione è stato il motopesca Da Barbiano affondato negli anni 70' e riportato alla luce da me e dai miei più fidati collaboratori.

Come di consueto la sera tutta la squadra si ritrova a cena da Arca, durante la quale si fa l'epilogo sulla spedizione sul motopesca Da Barbiano e si progetta la futura spedizione. Durante la serata Luigi Casati che ormai sempre più spesso ci affianca nelle esplorazioni dei relitti profondi, mi invita per la settimana successiva in Croazia, dove tenterà di allungare l'esplorazione della risorgenza di Signat, al momento ferma a -115 mt e a …… mt. dall'ingresso.

Senza pensare e pieno di orgoglio accetto con entusiasmo; seguire Gigi in acqua nelle “sue grotte”,è molto formativo per la mia esperienza di sommozzatore e edificante per la mia immagine.

Purtroppo potrò dedicare a questa avventura pochissimo tempo, visto il duro lavoro che il diving di Eva in questo periodo richiede.

Considerando i 1000 km che la grotta dista da Genova mi resta solo lo spazio per due immersioni. L'appuntamento con Gigi è a mezzanotte davanti alla stazione di Trieste, da dove insieme varcheremo la frontiera Slovena per poi proseguire per la Croazia.

Caricata all'inverosimile la nostra piccola Nissan Micra, parto alla volta di Pavia,dove mi sta aspettando Alberto che ha deciso di unirsi al gruppo in questa ennesima avventura estera.

Il viaggio è lungo e faticoso, arriviamo a notte fonda nella cittadina di ……… dove risiede il gruppo speleoligico croato………. , montiamo le tende in quello che sembra un campetto da calcio abbandonato e stremati ci addormentiamo per essere in forma per la prima immersione del giorno successivo.

Alle otto con precisione svizzera è Jean Jaques Bolanz che ci sveglia invitandoci a fare colazione sotto il porticato della palazzina dove ha sede il centro.

Uscito dalla tenda mi accorgo che il posto dove siamo non è proprio come me lo ero immaginato; siamo sul confine Bosniaco, il verde e la campagna sono rigogliosi e celano nella loro esuberanza i segni indelebili di una lotta insensata fra simili uomini, che con la guerra hanno distrutto per sempre l'innocente ingenuità di un luogo paradisiaco.

La giornata splendida e solare un po' ci fa trascurare il ricordo della distruzione anche se davanti al nostro sguardo appaino spesso le prove tangibili nei fori dei proiettili nelle costruzioni desolatamente abbandonate al loro destino.

Prepariamo con cura minuziosa le attrezzature e ci mettiamo in macchina alla volta della grotta; dopo circa mezzora arriviamo ai margini di una grande pianura, con ai lati dei campi coltivati ed alcuni piccoli boschetti di querce.

Dopo pochi chilometri di strada sterrata Gigi mi comunica di fermarmi e di iniziare a scaricare le attrezzature mentre lui con il fuoristrada attraversa un campo e si ferma nei pressi di un gruppo di alberi.

Con lo sguardo interrogo stupito Alberto, il quale riguarda altrettanto sorpreso; in quanto no riusciamo a comprendere dove sia l ‘ingresso della grotta. Infatti il paesaggio è del tutto diverso dalle risorgenze in precedenza esplorate con Gigi e la mia ignoranza in fatto di grotte mi fa supporre che dovrei trovarmi davanti un luogo simile a quelli già incontrati.

Senza perderci d'animo iniziamo il lento trapasso delle innumerevoli bombole dall'auto al punto indicato e attraversiamo il prato;arrivati vicino agli alberi notiamo uno stagno molto più simile ad una palude che ad una grotta.

Apprendo da Gigi che quel laghetto dal quale mi aspetto da un momento all'altro di vedere spuntare un drago protagonista di incubi infantili, è la grotta!

L'acqua arriva sotterranea dalle vicine montagne , emerge in superficie per poi essere riassorbita nel terreno, sembra stagnante ma non lo è, anzi è probabile che in profondità si incontri forte corrente. Come prima immersione pianifichiamo di arrivare nel cunicolo che si apre alla base del pozzo, raggiungendo la profondità di circa 70 metri. Aiutato da Alberto indosso l'attrezzatura e entro in acqua, mi accorgo subito che è molto fredda, a riprova che non può essere stagnante, le alghe e il canneto che devo attraversare mi creano qualche apprensione, mi sembra di essere sulla scena di un film di terrore.

Raggiungo Gigi al centro del lago, metto la faccia in acqua e mi vedo sospeso su un baratro che sembra perdersi all'infinito. Un'occhiata d'intesa e via iniziamo la discesa, sono molto incuriosito, non mi sono mai immerso in un posto simile, dopo pochi metri mi accorgo che sui lati del pozzo sospesi nel buio della grotta troneggiano i tronchi di alcuni grossi alberi.

Gigi attacca lì il filo e rapidamente scivola verso il fondo. A circa trenta metri di profondità ancora un po' di luce filtra, sistemo i fari della macchina fotografica e inizio a scattare qualche foto. Nonostante la grotta si restringa rimane di dimensioni considerevoli, sicuramente la più grande che ho visitato, a cinquanta metri di profondità incontriamo i resti di un antico carro a trazione animale, perfettamente conservato, che illuminato dai potenti fari della macchina fotografica assume dei colori splendidi con dei toni di rosso mattone davvero suggestivi. In seguito mi verrà spiegato che parecchi decenni prima il bue che lo trainava per andare a bere è caduto nel lago, il contadino é riuscito a salvare l'animale, ma ha perso il mezzo, precipitato sul fondo. Scatto più foto possibile prima che l'acqua inevitabilmente si sporchi.

Un cenno d'intesa con Gigi ed entriamo nella grotta vera e propria, il carro è alla fine del pozzo, ora la conformazione è cambiata , la galleria scende sempre rapidamente ma è più piccola e l'inclinazione è decisamente più dolce. Le pareti, prima molto scure ora sono di un color beigie chiaro con delle sfumature sul giallo che in alcuni punti sembrano addirittura tigrate. Alla profondità di circa 70 metri, nel buio più assoluto incontriamo una grossa trota, non pensavo che questi animali potessero arrivare fino a quelle quote , è qui che decidiamo di rientrare, il mio compagno lega sapientemente il filo e iniziamo la lunga risalita verso la superficie che raggiungiamo dopo circa un'ora. Terminata l'immersione mi godo il sole caldo di luglio che ancora splende, carichiamo le attrezzature in macchina e rientriamo al campo base.

Lungo la strada del ritorno la guida del centro speleologico croato ci invita a fare una sosta per un bagno rinfrescante nelle splendide acque dei laghi nel parco di Pi……;la cui bellezza fa dimenticare che quello anni prima è stato un campo di battaglia, dove il colore rosso del sangue spiccava sulla purezza dell'acqua del lago.

La mattina seguente iniziamo le operazioni molto presto, nuvole minacciose si intravedono all'orizzonte, la pioggia potrebbe rovinare ulteriormente la visibilità. Per oggi abbiamo previsto un'immersione attorno ai 90-100 metri, prolungando il tratto di filo posizionato ieri, prepariamo i rebreather, assembliamo tutta l'attrezzatura e la carichiamo in macchina, sollecitando il più possibile la partenza. Durante il trasferimento purtroppo inizia a piovere, anzi a diluviare, viene talmente forte che siamo costretti a rifugiarci sotto il portico di una cascina per poter scendere dalle macchine, il cielo è grigio e non accenna a smettere. Il temporale passa dopo due ore, raggiungiamo il lago e subito ci accorgiamo che l'acqua in superficie si è sporcata, non è più azzurra come il giorno prima ma grosse macchie di fango ne intorpidiscono la superficie. Guardo le acque sconsolato, e quando Gigi mi chiede se il materiale del giorno prima basta per il servizio, capisco che le cose si sono messe male, la mia avventura croata si sta per chiudere con una giornata di anticipo. Decidiamo di aspettare l'evolversi della situazione e decidere se immergerci dopo circa un'ora, il tempo sta decisamente migliorando, un caldo sole splende e il campo si è asciugato, dando la possibilità a Gigi di raggiungere il lago con il fuoristrada. Fortunatamente la pioggia non ha alzato il livello della grotta, scongiurato il pericolo di una piena, decidiamo di tentare l'immersione, se la visibilità fosse troppo ridotta saremmo risaliti immediatamente senza avventurarci troppo all'interno. Con l'aiuto di Alberto indosso l'attrezzatura, stando attento a non scivolare mi accingo ad entrare in acqua, la manovra non è proprio perfetta, la riva del lago è resa viscida dalla pioggia, da bravo uomo di mare mi ritrovo in un battibaleno a pelle d'orso lungo disteso a terra.

Fortunatamente non mi sono fatto nulla, incasso le risate dei presenti e raggiungo Gigi al centro da dove iniziamo l'immersione. I primi dieci metri sono caratterizzati da acqua torbida, ma mentre scendiamo la visibilità migliora sempre più, all'altezza del carro sembra decisamente meglio di ieri. Apro i bracci della macchina fotografica e seguo il mio compagno pinneggiando vigorosamente all'interno della grotta. Raggiungiamo velocemente il termine del filo, agganciato il nuovo continuiamo a scendere, prolungando l'esplorazione del giorno precedente. La grotta scende sempre molto rapidamente, qui l'inclinazione è vicino ai 30°, superati i 90 metri di profondità decidiamo di risalire, dedicando tutto il tempo alle fotografie. L'immersione mi ha riservato due nuove sorprese:

in un angolo il fondo sembra essere sabbioso, ma guardando attentamente mi accorgo che assieme al pietrisco si nascondono i resti di numerose conchiglie.

Durante la risalita Gigi mi fa notare uno stranissimo animale molto simile ad un verme bianco, lungo una decina di centimetri.

Termino la decompressione molto soddisfatto, ormai avevo perduto le speranze di una seconda immersione, che con la buona visibilità nella parte fonda mi ha permesso di realizzare un buon numero di foto, soprattutto di particolari interessanti. Tornerò in Italia con un discreto lavoro.

La sera, arrivati al campo, carichiamo l'attrezzatura in macchina, prepariamo tutto per la partenza che avviene la mattina seguente dopo aver smontato la tenda che comodamente ci ha ospitati nei due giorni precedenti. Durante il viaggio di ritorno con Alberto ripercorriamo l'esperienza appena vissuta, da un a parte le splendide immersioni in compagnia di un fuori classe come Luigi Casati, dal quale c'è sempre da imparare sia da un punto di vista subacqueo sia per ciò che concerne la speleologia subacquea del quale è decisamente un luminare, dall'altra le toccanti testimonianze ancora visibili della guerra etnica scoppiata in quelle terre negli anni novanta, le cui ferite non ancora rimarginate sanguinano nei segni di un paesaggio che è stato contaminato dall'odio.

Nei giorni seguenti mi tengo in contatto con Casati, la sua performance croata alla risorgenza di Sjgnat si conclude estendendo la parte esplorata a 155 metri di profondità, e …. Metri di penetrazione. Con questa nuova avventura Gigi aggiunge un'altra perla alla sua ricca collana di esplorazioni, consacrandosi sempre più leader indiscusso della speleologia subacquea.

Hanno partecipato Luigi Casati, Jean Jaques Bolanz, Alberto Marconi, Lorenzo Del Veneziano, ………… un ringraziamento agli sponsor che hanno reso possibile la spedizione: Giò sub, aquatek, parisi, divesystem, fotoleone, utengas ,nardi compressori, lm.nt gas mixed.

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