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SUL DA BARBIANO A – 110

IN ASSETTO DI NAVIGAZIONE ,LA BARCA SI TROVA SU UNA DISTESA DI FANGO SOVENTE PERCORSA DA FORTI CORRENTI. SCAMBIATA IN UN PRIMO MOMENTO PER IL RELITTO DEL SAN SILVERIO , UN PIROSCAFO AFFONDATO NEL 1954 IN CIRCOSTANZE MISTERIOSE, SI E' RIVELATA COMUNQUE MOLTO INTERESSANTE SIA PER L'INTENSA VITA CHE L'HA COLONIZZATA SIA PER LA SUA STORIA DRAMMATICA. A FARLA FINIRE SUL FONDO DEL MARE E' STATA , NEL 1977, LA COLLISIONE CON UNA GRANDE PETROLIERA L'ASPETTO TECNICO DELLE IMMERSIONI.

Sulla scia del successo del ritrovamento del U 455, la squadra di ricercatori ed esploratori di relitti capitanati da Lorenzo Del Veneziano, anche questo anno si è impegnato nella difficoltosa ricerca di un mistero dell'abisso precipitato nella voragine di un silenzio senza fine.
Obiettivo della noiosa trafila che porta al rinvenimento di un relitto ormai dimenticato era questa volta una nave affondata nel 1954 davanti alle coste di Camogli.
Come sempre accade, però, il mare mostra solo ciò che vuole far trovare e non sempre quello che cerchiamo si rivela essere quello che effettivamente stavamo inseguendo.
Tutto ciò per dire che siamo dei semplici testimoni di quello che li per caso è stato messo e che per caso a noi si rivela.
Avevamo un punto preciso su cui cercare, anche questa volta fornito da un pescatore esperto conoscitore in quei mari, ma fin da subito sono subentrate le prime difficoltà ; infatti l'ecoscandaglio non rilevava proprio nulla. E allora ecco interminabili serate trascorrere al disperato screening di qualcosa sul fondo di quel mare spesso buio ed ostile; ore ed ore che gli instancabili Massimo e Roberto percorrevano avanti e indietro in quel tratto di acqua che nulla voleva svelare. Finché un giorno ecco un'anomalia del terreno su un fondale di circa 111 metri diversamente piatto a far sperare in qualcosa di buono. Si butta un pedagno volante e si decide di organizzare per il giorno successivo.

La squadra è composta dagli stessi elementi fortunati di quando l'anno passato venne riportato alla luce l' U BOOT.
Tutto è pronto gli assistenti per la fase di fondo sono Gianluca e Massimo, Lorenzo andrà a legare un pedagno fisso per poter effettuare le future immersioni in relativa tranquillità , Loredana e Monica e Pierpaolo nelle fasi di assistenza a profondità inferiori e sui mezzi Roberto ,il Dott. Guido e il Dott. Lenadro Astolfi, pronti ad intervenire.
La concentrazione è come sempre al massimo, un ‘ultimo controllo al Buddy Inspiration un ok agli assistenti e Lorenzo scende accompagnato da Massimo e Gianluca che lo lasceranno a circa 70 metri. La cima del pedagno scivola libera sul fondale fangoso, lo sguardo attento di Lorenzo che a 110 metri di quota si porta dietro la cima gira intorno alla ricerca di quello scafo che gli rivelerebbe la presenza del San. Silverio; il tempo trascorre inesorabile e quindi decide di legare il rocchetto alla catena per poter fare un giro di 360 gradi e perlustrare la zona.

La visibilità è buona, Lorenzo vede almeno 15 metri davanti a sé, ormai quasi scoraggiato alza lo sguardo verso l'alto e nel deserto assoluto pesci...i classici pescetti rossi da relitto... ed ECCOLO!!!!!!
Purtroppo la cima che ha con sé è troppo corta cosi' che Lorenzo è costretto a giuntarla con la cima del rocchetto, che sarà costretto ad abbandonare laggiù nel nero assoluto di 110 metri di quota.
Visibile sopra di lui un 'albero di trinchetta tipico delle navi del dopoguerra; il tempo sta sfuggendo ( la durata programmata è quasi scaduta) uno sguardo fugace alla prua; in perfetto assetto di navigazione, lo sguardo si perde nel blu...lega rapidamente e su..verso la superficie.
Regolare l'appuntamento con gli assistenti che accompagnano Lorenzo in tutta la fase della lunga decompressione.
L'esito dell'esplorazione che ci viene comunicato è che abbiamo ritrovato una nave e presumibilmente proprio quella che stava mo cercando.

Le successive discese, alle quali si unisce al gruppo lo speleosub Luigi Casati, però ci rivelano qualcosa di inaspettato; la visione che si è presentata alla vista di Lorenzo non è una prua bensi' una poppa…e non si tratta di una nave , ma di un grande peschereccio d'altura.
L'esplorazione più attenta e dedicata interamente alla comprensione di quello che è stato trovato rivela che la prua è completamente squarciata come distrutta da un'esplosione, tutto è rimasto al proprio posto , persino i vestiti dell'equipaggio; quindi il peschereccio deve essere affondato molto rapidamente.
Subito come lupi che cercano la loro preda Roberto e Massimo si scatenano nella ricerca, attraverso i vecchi pescatori della zona per venire a conoscenza di questa storia che forse cosi' misteriosa non è.
Dopo pochi giorni abbiamo l'esito degli studi approfonditi e veniamo a conoscenza che il comandante della barca ormai 80enne è in villeggiatura a Santo Stefano D'Aveto nel Chiavarese, prendiamo un appuntamento con lui per metà agosto.

Intanto si fanno avanti nelle nostre menti tutte le soluzioni possibili; forse è stata una frode assicurativa; o forse è stato affondato durante una bufera, o forse ha urtato qualcosa.
Il Sign. Mario Figallo, con le lacrime agli occhi per il ricordo di quel tragico giorno di ben trentanni fa , ci racconta che la sua barca è affondata per collisione con una petroliera che l' ha colata a picco in pochi minuti.
E' molto incuriosito e dall'altro canto anche un po' spaventato dalla rivelazione che qualcuno ha potuto osservare la sua fonte di sopravvivenza per tanti anni.
Ci racconta tutta la storia della sua barca : fu costruita in Dalmazia con il nome Stella Del Nord, nel 1948 venne poi trasferita nelle Marche con il nome di “ Da barbiano “ in onore del cacciatorpediniere italiano Da Barbiano.
Era lunga 30 metri e aveva una stazza di 50 ton , più 2 ton di vericcello e 7 ton di motore.
Venne acquistata dalla Famiglia Figallo nel 1956 ed il Sign. Mario la attrezzò per la pesca del gambero. Poche settimane prima dell'affondamento era stata nei Cantieri di Viareggio ed era stata rimessa a nuovo; venne rifatta la battagliola in ferro, il ponte in mogano, cambiati il timone e la bussola.


Il 20 settembre 1977 alle ore 17 .00 circa stata rientrando a S. Margherita, erano solo in due , il Sign. Mario ed il suo marinaio che stavamo sistemando il pescato mentre il timone era incustodito.
Ad un certo punto una rumore frastornante irrompe nel calmo silenzio di una tenue serata di settembre.
Il Dabarbaino urta violentemente la petroliera Legara Iblea che stava rientrando nel porto di Genova; anche li nessuno era ai comandi.
Il peschereccio con la prua completamente squarciata affonda in 15 minuti e da solo il tempo al Sign. Mario e al marinaio, in grave difficoltà , di buttarsi un mare ed allontanarsi dal vortice di agonia creato dallo scafo inghiottito senza ritorno dalle fauci del mare.
Sempre più emozionato , il Sign. Mario ci riferisce che qualche tempo dopo venne tentato il recupero della brca , da parte di una ditta di lavori subacquei sarda.
In quegli anni 110 metri di quota per tirare su uno scafo di quella stazza è un'impresa a dir poco ardimentosa , infatti si concluse con esito negativo e solo per un caso fortuito non si tramutò in tragedia.
Il destino del Da Barbiano è di essere lentamente dimenticato , protetto dal silenzio e dalla profondità.
Anche nella mente del Sign. Mario comodamente i ricordi si annebbiano e mai avrebbe pensato di poterne ricordare insieme ad altri le miti gesta e tanto meno di poterne rivedere lo scafo e tutti i suoi equipaggiamenti attraverso immagini e fotografie portate alla luce da Lorenzo.

L'IMMERSIONE VISTA DA Lorenzo del Veneziano

L'immersione sul motopesca Da Barbiano è sicuramente da classificarsi tra le discese su relitto più impegnative che si possano pianificare nei nostri mari.
La difficoltà maggiore è sicuramente la profondità, sempre sotto i 100 metri, da non sottovalutare, anche la visibilità e la corrente, che a volte può essere molto forte.
Sono anni che ormai mi immergo con il circuito chiuso, sistema che a queste quote  da dei vantaggi in termini di sicurezza che a mio modo di vedere sono irrinunciabili: autonomia, miglior decompressione , non ultimo l'opportunità di non dover cambiare nemmeno un gas durante tutta l'immersione.
L'esplorazione del relitto, anche se si tratta di un piccolo guscio, è molto affascinante, proprio per le perfette condizioni in cui si trova.
Scendendo sull'ormeggio si incontra per primo l'albero di poppa, a circa 100 metri, lì si possono lasciare le bombole di emergenza con le miscele iperossigenate, è impossibile non ritrovarle, date le ridotte dimensioni dello scafo.
Quando la visibilità è buona, cosa non rara a queste quote, dall'albero si distingue la poppa, con ancora il rullo che serviva per far scorrere le reti.
Uscendo dalla nave si scende sul timone che nasconde parzialmente l'elica, avvolta in una nuvola di crinoidi coloratissimi, rari nel Mar Ligure ; lì si raggiunge la profondità massima di 110 metri.


Risalendo sul ponte si nota il fumaiolo perfettamente conservato e l'argano salpareti con ancora parte delle stesse avvolte. Le due murate sono identiche,perfettamente in ordine e con i finestroni aperti, da dove si può guardare all'interno la parte tecnica del peschereccio. Procedendo verso prua, superate le murate ci si accorge subito che la stessa manca, distrutta durante la collisione, fa pensare allo scoppio di una bomba e lascia immaginare i momenti drammatici dell'affondamento.
Il ponte appare squarciato, aperto come se la mano di Polifemo avesse aperto per guardare dentro. Si può entrare all'interno proprio passando attraverso la spaccatura e raggiungere il ponte di comando, dove tutto è rimasto al proprio posto, la radio, la cassetta del pronto soccorso e a terra è ben visibile ad un occhio esperto il megafono  del comandante.
Nel relitto bisogna muoversi con cautela, l'imbarcazione era in legno, alto è il rischio di crolli e di intrappolamenti in cavi e lenze che pendono dappertutto.
Tornati all'esterno, l'esplorazione è conclusa e ci si può avvicinare all'albero per la risalita sorvolando come un ballerino classico sul suo palcoscenico, la tuga dove tutta la battagliola è al proprio posto,e dove si possono osservare le luci di via, il faro e la tromba di segnalazione.
Ho effettuato 8 immersioni sul Da Barbiano, tutte tra i 18 e i 20 minuti di fondo, con un run-time di circa due ore. Ho usato un sistema a circuito chiuso Buddy Insiration, con diluente Trimix al 80% di Elio. Avevo sempre con me una bombola 12 litri di miscela Trimix 10/70, una bombola da 12 litri di Trimix leggero , mentre posizionate sulla cima di ormeggio Elitrox e ossigeno puro.
Ogni volta in acqua erano presenti due assistenti uno intorno ai 50 metri , l'altro in quota no deco con altrettante bombole di emergenza.
Nonostante le ridotte dimensioni dello scafo l'immersione è affascinante, ricca di spunti emotivi, proprio per l'originalità del sito. Mi sento di evidenziare l'immersione dell'amico Massimo Croce, unico partecipante all'esplorazione che è sceso in circuito aperto, a conferma del fatto che queste immersioni se pianificate bene possono essere fatte anche con i tradizionali sistemi

Hanno partecipato all'esplorazione: Luigi Casati, Gabriele Paparo e Fabio Agostinelli.

Un ringraziamento particolare va al Circolo Nautico Rapallo nella persona di Roberto Vezzoli per la preziosa ospitalità.

Sponsor:Divesystem, Giò sub, Aquatek, Utengas e Fotoleone

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