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AURORA - Una sorpresa sul fondo
SUB N 187 - aprile 2001
Testo Eva Bacchetta
Ricordando una dolce canzone ho vissuto la storia del motopesca Aurora . Alcune strofe descrivono perfettamente la visione che il subacqueo ha trovandosi di fronte allo scafo sul fondo nel mare antistante Genova. Parafrasando le frasi più significative mi viene in mente: “ Tu che dormivi piano, quasi non ti sentivo… io respiravo piano nel tuo silenzio caldo ed allungavo una mano mentre il giorno entrava dal vetro, geloso forse stupito illuminava scontroso il tuo viso più che indeciso, sorpreso”.
L’Aurora sembra dormire discretamente assopito tra la grandezza maestosa della M.C. Haven e la ricchezza di artiglieria intatta del Rimorchiatore Sinigallia; è lì in mezzo a loro quasi protetto, nel silenzio dello steso mare ed io non sentivo il suo urlo. La sua storia non scritta e mai raccontata ne fanno un relitto poco ricercato, ma capace di trasmettere un fascino carico di umiltà nel lampo di vita quotidiana fatta di persone che grazie ad esso avevano di che vivere. Ora giace ad una profondità di 54 metri nel silenzio, anche il nome riporta il suo scafo a solcare il mare alla luce del sole: Aurora. Il M.P. Aurora affonda durante una burrasca nel maggio del 1954 al largo di Genova. In origine aveva una lunghezza di circa 36 metri , mosso da due potenti motori ed attrezzato anche per la pesca da strascico in alto fondale. Della sua storia si hanno solo notizie estrapolate dai ricordi di vecchi pescatori del luogo, che raccontano di come il mare all’improvviso si ingrossò e a nulla valse la lotta dell’equipaggio. Colto di sorpresa con le reti calate, le onde in breve tempo lo risucchiarono. Dell’equipaggio non si hanno notizie certe, la verità giace velatamente custodita fra le murate del relitto. Sabato 29 Luglio con mia gioia, ho ottenuto di far parte del gruppo, guidato da Lorenzo Del Veneziano, istruttore Trimix, che effettua una spedizione finalizzata alla realizzazione di un servizio foto – video sul relitto. La giornata è calda e soleggiata, ma le condizioni del mare non sono ottimali, vento teso di scirocco e onde che rendono l’ancoraggio difficoltoso. Lorenzo ci rassicura che comunque queste sono le migliori condizioni per immergersi in questa zona. Appena in acqua avvertiamo una corrente piuttosto forte, ma non abbiamo difficoltà a raggiungere la cima legata a prua che conduce al relitto. Iniziamo la discesa e dopo qualche decina di metri vedo una traccia indistinta, guardo il computer: 30 metri; Lorenzo aveva ragione, la visibilità è a dir poco eccezionale.
Continuiamo a scendere, il mio respiro è lento, affascinata mi avvicino a quella sagoma che ha ormai preso la sua forma intera. Solo allora , per la prima volta ho colto nella limpidezza dell’acqua il fascino discreto e silenzioso del motopeschereccio. È lui grosso mostro dormiente, avvolto in una rete a strascico, imponente nella sua particolarità. La miscela che sto respirando mi permette di notare dettagli prima sconosciuti. Un grosso grongo nell’occhio di cubia dell’ancora, una aragosta negli argani di prua, i vetri intatti degli oblò e addirittura un manometro ( il cui utilizzo mi è sconosciuto ) su di un motore della sala macchine. Qui Lorenzo allontanandosi dal relitto ci segnala di avvicinarci e in quel momento mi rendo conto che la prua è sollevata dal fondo di circa 2 metri, a conferma della tesi per cui l’Aurora affondò di poppa a causa del peso delle reti calate. Pinneggio verso di essa e alzando lo sguardo mi accorgo di essere sotto la chiglia, con emozione risalgo sulla murata opposta. Ritornata sul ponte uno sguardo agli strumenti mi avverte che il tempo di fondo è terminato; inizio la risalita verso la superficie ancora lontana impaziente di terminare la decompressione obbligata per discutere con gli amici della splendida avventura.
“Lorenzo ci spiega tecnicamente l’immersione sull’Aurora “
Nonostante sia possibile effettuare tale immersione con metodologia e attrezzatura di tipo sportivo – ricreativo, consiglio vista la profondità piuttosto elevata e la non buona visibilità che si potrebbe incontrare, un equipaggiamento tecnico: jacket con doppio sacco per sostenere il pesante bibombola e le bombole per la decompressione.
L’uso di ossigeno puro in fase decompressiva facilita l’eliminazione del gas inerte e diminuisce i tempi rispetto all’aria di circa un terzo. Ideale, a mio avviso, per godere pienamente di questo relitto, in assoluta sicurezza, è utilizzare una miscela Trimix composta da ossigeno, azoto e elio, dove la sostituzione di una percentuale di azoto con l’elio allontana decisamente i problemi che la narcosi potrebbe causare. Per l’immersione di Luglio avevo preparato una miscela normossica respirabile perciò dalla superficie composta dal 21 % di O2, il 35 % di HE, il 44 % di N2. Per la decompressione abbiamo usato tabelle particolari da me testate e usate durante le immersioni sull’Andrea Doria nell’oceano Atlantico, preparate dal Dr. Bill Hamilton, medico iperbarico di fama internazionale.
Tali tabelle ci hanno permesso un tempo di fondo di 30 minuti e soste con nitrox 36 e ossigeno puro a partire dai sei metri.
Ritengo per la mia personale esperienza, che utilizzare miscele Trimix per immersioni oltre i sessanta metri e in condizioni particolari già intorno ai 50 metri, permetta immersioni più sicure, allontanando i gravi problemi che azoto e ossigeno ad elevate pressioni parziali potrebbero causare. È comunque importante capire che le immersioni a miscele sono molto impegnative in quanto necessitano di una preparazione fisico – mentale e tecnica approfondita rispetto alla subacquea “ricreativa”. In aria oltre i 50 metri si va e si è sempre andati, ma credo che considerare l’esistenza di diverse metodologie per andare sott’acqua sia importante per chi vive e ama la subacquea.
Il B.B. Tech Team dispone di una imbarcazione cabinata di 10 metri con ricarica a bordo Nitrox e Trimix. Un gommone mt. 5.30 ed un parco attrezzature tecniche di tutto rispetto, compreso sei bibombola caricabili con qualsiasi miscela prenotandola con 12 ore di anticipo e diverse bombole di ossigeno e nitrox per le decompressioni. Organizza immersioni tecniche e ricreative a tutti i livelli, compresi Full – day. I siti di immersione comprendono attualmente 15 relitti nel golfo di Genova tra i 12 e i 100 metri, il Parco di Portofino e la splendida M.C. Haven.
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